budget it

Budget IT e servizi in cloud: cinque errori da evitare

Cosa accade quando si incomincia a utilizzare il cloud in azienda. I cinque errori da evitare nella definizione del budget IT

Sempre più aziende rompono gli indugi e adottano il cloud in aree significative dei processi aziendali, investendo parte del budget IT nelle migrazioni e nell’utilizzo dei nuovi servizi.

A prescindere dalla presenza o meno d’infrastrutture data center efficienti, i servizi di cloud riducono il tempo d’avvio dei nuovi progetti, offrono flessibilità nell’aumentare o ridurre la potenza d’elaborazione (e i relativi costi) in concerto con le esigenze del business.

Aiutano, in particolare, a contenere i costi fissi, accelerando la modernizzazione aziendale e la digitalizzazione dei nuovi processi distribuiti che coinvolgono fornitori, canali commerciali e consumatori finali.

Il cloud obbliga chi lo impiega a rivedere forniture e budget IT, a riassegnare spese contabilizzate in conto capitale come costi operativi (Opex) con ripercussioni nel bilancio e nell’accesso ai finanziamenti. In un contesto che, secondo i dati degli Osservatori della School of Management del Politecnico di Milano, vede quest’anno salire al 4% la previsione di spesa ICT delle imprese italiane, il parco applicativo in cloud ha raggiunto la quota del 44% e promette un prossimo sorpasso di quello on-premise.

Il cloud è già una realtà nelle imprese, vediamo di seguito cinque errori da non fare nella definizione dei budget IT. Il primo errore è separare il budget IT dal business.

Con la trasformazione digitale di prodotti e servizi c’è una stretta relazione tra IT e performance di business che va declinata anche a livello delle pianificazioni, degli aspetti organizzativi e della governance della spesa.

Il secondo errore è ritenere il cloud un mezzo per ridurre il budget IT. Il cloud abilita l’innovazione digitale rendendo disponibili risorse e capacità non erogabili in on-premise.

Questo innesca un aumento nella domanda di servizi da parte delle line-of-business e quindi della spesa. Il terzo errore è ritenere che passare al cloud sia una passeggiata. I vantaggi economici e operativi sono modesti o nulli se si migrano le applicazioni legacy o se si impiega software che non si avvantaggia delle logiche ad eventi, API e microservizi del mondo cloud.

Il quarto errore è considerare i servizi di cloud come commodity, trascurando l’analisi di tutti i componenti che concorrono ai costi operativi. Trasferimenti di dati, servizi su misura per specifiche applicazioni, PaaS e FaaS con cui rimpiazzare servizi più basilari (IaaS) incidono sul budget operativo, così come l’adozione degli strumenti che permettono di adottare logiche multicloud e all’occorrenza di cambiare provider con quello più efficace o conveniente.

Il quinto errore è dimenticare che cloud cambia tutto: dall’organizzazione e cultura IT alle modalità di governance sulle risorse, gestione dei dati e sicurezza. Parte del budget IT dev’essere necessariamente investita nella consulenza e nell’acquisizione delle competenze per l’utilizzo più efficace dei servizi in cloud.

Da anni BinHexS aiuta i clienti a esternalizzare nel cloud sia singole parti sia intere infrastrutture IT, garantendo la più facile gestione attraverso orchestratori.

Soluzioni cloud “su misura” e approccio agnostico rispetto alla scelta del provider di servizi aiutano il cliente a sfruttare al meglio il budget disponibile.

No Comments

Post A Comment